lunedì 13 agosto 2012

Dell'arte dello zen e della sua efficacia

La vita scorre tranquilla, nella ridente cittadina di E., non proprio città, non aperta campagna, diciamo una via di mezzo dove convivono pacificamente cavalli, stimati ricercatori, girasoli e pensionati svizzeri convinti di soggiornare su un'isola. Talmente tranquilla che, tra pizze fatte in casa, articoli da pubblicare, gite e lunghi discorsi vista lago questo blog ha già iniziato a fare la muffa (lo noterete agli angoli della pagina).
Siccome oggi è lunedì, giorno in cui tutti, almeno a Milano, siamo notoriamente scontrosi; e siccome oggi è lunedì 13 agosto, e non mi trovo su una spiaggia sterminata della Sicilia, con un arancino in una mano e una tonica nell'altra; dati i motivi qui sopra vorrei scrivere oggi del proverbiale aplomb svizzero e di come noi si faccia di tutto, se pur involontariamente, per scalfirlo.
Immaginate un vicino di casa francese che per 24 ore si appropria di un posto auto che pagate il corrispettivo di quanto stimate di ricevere di pensione fra quarant'anni. Immaginate, per questo motivo, di dover parcheggiare in un posto assolutamente gratuito con l'unico inconveniente di dover spostare, ogni 4 ore, il disco orario. Immaginate di dover interrompere una giornata di lavoro per spostare il suddetto disco, e  dover affrontare un saliscendi che neanche gli atleti di triathlon per ritornare in università, unico posto dove avete diritto a una connessione. Ecco. L'italiano medio e mediamente incazzato avrebbe iniziato a suonare il clacson fino a far affacciare tutti i condomini, tranne il francese, scatenando una caccia all'uomo che avrebbe presto scovato l'intruso. Noi, contagiati dalla quiete di E., ci siamo limitati a scrivere due biglietti cortesemente minatori in cui si chiedeva di lasciar libero il posto. La vicina, S., lo zen d'oltralpe fatto a donna, ci ha detto sorridendo: "Sono sicura che pensavano fosse libero, e che non sanno che è vostro. Sono sicura che non avevano cattive intenzioni".
Se ciò non bastasse, prendete il vostro unico weekend vacanziero, una romantica tre giorni a Parigi. Uno zaino in spalla, levataccia all'alba di venerdì mattina, per non perdere altri giorni di lavoro, lo sprint finale per prendere il treno. Già, il treno. Il treno è rotto, non si sa quando ripartirà, potrebbe succedere fra un'ora o fra cinque, nel frattempo arrangiatevi, non ci sono mezzi sostitutivi. Alla Stazione Centrale un'orda di passeggeri inferociti si sarebbe lanciata sul capotreno, ottenendo il rimborso del biglietto, la rimozione del treno dai binari e un buono alle terme per danni morali. Qui, nessuno ha alzato la voce, nessuno si è fatto avanti per chiedere informazioni. I vacanzieri si sono ordinatamente seduti sulla banchina, senza un solo mormorio di disapprovazione. Solo noi e una coppia irlandese abbiamo chiesto chiarimenti. Scoprendo che di lì a cinque minuti, c'era un treno per Ginevra, e da lì la coincidenza per la nostra meta. Uno scatto da jamaicani e l'abbiamo acchiappato al volo.
Sarà qualcosa nell'acqua di E. a rasserenare gli animi dei suoi abitanti? O può darsi che, in un luogo dove il disagio sociale non c'è, o è nascosto benissimo sotto al tappeto, non sono i piccoli inconvenienti che ti rovinano una giornata? Ai posteri l'ardua sentenza. Per quanto mi riguarda, una tale cortesia di lunedì mattina mi urta i nervi.

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