mercoledì 15 agosto 2012

Ferragosto

Gli antichi romani ne approfittavano per tirare il fiato dal lavoro nei campi. I cristiani lo festeggiano come giorno dell'Assunzione. In Sicilia è tutto un fiorire di botti e processioni, a casa mia di magnate in grande stile che si concludono rotolando intorno alle cinque del pomeriggio. E si fanno i biscotti, i falò sulla spiaggia, e si smette di lavorare anche se le ferie non ce le hai e anche se lavori nei giorni festivi. E ci si scambia gli auguri con una serie di sms preimpostati e idioti che manco a capodanno. E si guardano i fuochi d'artificio e si saluta l'estate che è volata quest'anno come quelli prima. In Italia, almeno, e non so in quali altri paesi del mondo. Qui, no. Intanto, non vedo perché inventarsi un'altra occasione per staccare dal lavoro. Infrasettimanale, per giunta! Innanzi tutto l'estate è terminata da un pezzo: qui i vacanzieri più folli e lazzaroni sono rientrati tutti a fine luglio. Qui le occasioni per far festa sono rigidamente scandite dal calendario. La domenica, si fa IL barbecue. Sul lungolago. Il primo venerdì del mese, l'aperitivo in università. Il primo di agosto, la festa del paese, con leziosissimi fiori di carta attaccati sulle siepi al posto dei fiori veri (del capitolo leziosità parleremo in un post a parte -_-). Il sabato, le gite fuori porta. Il venerdì sera, la birra in città. Ma morire che si esca a bere qualcosa in un giorno cazzuto come che so, il mercoledì. Che si inviti un collega a cena solo perché fa piacere conoscersi, che si improvvisi un precena a base di patatine in sacchetto sul prato, per dire. Indugiare ad ascoltare la musica in un pigro dopocena? Perché, mica è il jazz festival. Attardarsi a spettegolare davanti alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi? E a che scopo? Se i giochi sono finiti!
Tutto ciò per dire che, se tutto, anche le feste, è pianificato (e ben inteso, per funzionare poi alla perfezione), se nulla è mai raffazzonato, se nulla è per "provare, e se viene 'na sola fa niente", le intemperanze della giornata più pigra e celebrata dell'estate sono bandite. Per tutta risposta, noi alle (piccole) sregolatezze abbiamo consacrato la giornata. Ho messo l'unico vestito da spiaggia che mi sono portata, bianco e svolazzino, ho comprato la nostra bibita preferita, finirò un libro che ho iniziato solo ieri, anche se poi non avrò più nulla da leggere. Cucinerò qualcosa di buono e tireremo tardi, in mezzo alla settimana, per le vie di una città un po' troppo ordinata ma bellissima. Senza una ragione particolare, se è vero che la vita è quello che ti capita quando salta un programma. E buon ferragosto a tutti.

martedì 14 agosto 2012

Il topolino galeotto e altre storie.

"Hello everyone. Scrivo per informarvi che è fuggita una cavia dal laboratorio. Non so come sia potuto succedere, era tutto chiuso, ieri sera era lì e stamattina la gabbietta è vuota. Se qualcuno dovesse trovarla in giro per favore me lo faccia sapere. Grazie e buona giornata".
Capita, quando lavori in un'università dove si fa ricerca, di ricevere mail esilaranti come questa di prima mattina (non capita a me, che al massimo i comunicati stampa o le notifiche di Twitter, ma a Lui, che è qui per qualche mese a lavorare in un laboratorio internazionale). Che poi, esilarante per me, che immagino tutti i colleghi a saltare in piedi sulla sedia e a mettere in salvo la schiscetta, ma non per quel tizio che ha mandato la mail, immagino, tanto meno per la cavia.
E niente, me lo vedo, il topolino, forzare la porta della gabbia che qualcuno ha dimenticato socchiusa nella fretta di andare a casa. Percorrere i corridoi vuoti e bui dell'università, girandosi ogni tanto per guardarsi le spalle. Scivolare all'esterno da una finestra lasciata aperta, cadere in giardino, e assaporare la brezza della sera sul pelo. Mi piace immaginarlo attraversare la strada, senza finire sotto un'auto (gli svizzeri si fermano SEMPRE, per far passare i pedoni, e ti sorridono pure, senza sgasare per ripartire), arrivare sul lungo lago, trovare un bidone rifiuti, condividere con altri topi la sua brutta avventura. Potrebbe essere la trama di un nuovo film d'animazione della Pixar.
Qualche giorno dopo, un'amica venuta a trovarci mi manda un sms: "Sono passata accanto al laboratorio. Credo di aver visto la cavia, quella fuggita. Ho tirato dritto, acqua in bocca". Ecco, o è quella cavia, sotto mentite spoglie. Oppure qui è pieno di ratti che neanche la Martesana.

lunedì 13 agosto 2012

Dell'arte dello zen e della sua efficacia

La vita scorre tranquilla, nella ridente cittadina di E., non proprio città, non aperta campagna, diciamo una via di mezzo dove convivono pacificamente cavalli, stimati ricercatori, girasoli e pensionati svizzeri convinti di soggiornare su un'isola. Talmente tranquilla che, tra pizze fatte in casa, articoli da pubblicare, gite e lunghi discorsi vista lago questo blog ha già iniziato a fare la muffa (lo noterete agli angoli della pagina).
Siccome oggi è lunedì, giorno in cui tutti, almeno a Milano, siamo notoriamente scontrosi; e siccome oggi è lunedì 13 agosto, e non mi trovo su una spiaggia sterminata della Sicilia, con un arancino in una mano e una tonica nell'altra; dati i motivi qui sopra vorrei scrivere oggi del proverbiale aplomb svizzero e di come noi si faccia di tutto, se pur involontariamente, per scalfirlo.
Immaginate un vicino di casa francese che per 24 ore si appropria di un posto auto che pagate il corrispettivo di quanto stimate di ricevere di pensione fra quarant'anni. Immaginate, per questo motivo, di dover parcheggiare in un posto assolutamente gratuito con l'unico inconveniente di dover spostare, ogni 4 ore, il disco orario. Immaginate di dover interrompere una giornata di lavoro per spostare il suddetto disco, e  dover affrontare un saliscendi che neanche gli atleti di triathlon per ritornare in università, unico posto dove avete diritto a una connessione. Ecco. L'italiano medio e mediamente incazzato avrebbe iniziato a suonare il clacson fino a far affacciare tutti i condomini, tranne il francese, scatenando una caccia all'uomo che avrebbe presto scovato l'intruso. Noi, contagiati dalla quiete di E., ci siamo limitati a scrivere due biglietti cortesemente minatori in cui si chiedeva di lasciar libero il posto. La vicina, S., lo zen d'oltralpe fatto a donna, ci ha detto sorridendo: "Sono sicura che pensavano fosse libero, e che non sanno che è vostro. Sono sicura che non avevano cattive intenzioni".
Se ciò non bastasse, prendete il vostro unico weekend vacanziero, una romantica tre giorni a Parigi. Uno zaino in spalla, levataccia all'alba di venerdì mattina, per non perdere altri giorni di lavoro, lo sprint finale per prendere il treno. Già, il treno. Il treno è rotto, non si sa quando ripartirà, potrebbe succedere fra un'ora o fra cinque, nel frattempo arrangiatevi, non ci sono mezzi sostitutivi. Alla Stazione Centrale un'orda di passeggeri inferociti si sarebbe lanciata sul capotreno, ottenendo il rimborso del biglietto, la rimozione del treno dai binari e un buono alle terme per danni morali. Qui, nessuno ha alzato la voce, nessuno si è fatto avanti per chiedere informazioni. I vacanzieri si sono ordinatamente seduti sulla banchina, senza un solo mormorio di disapprovazione. Solo noi e una coppia irlandese abbiamo chiesto chiarimenti. Scoprendo che di lì a cinque minuti, c'era un treno per Ginevra, e da lì la coincidenza per la nostra meta. Uno scatto da jamaicani e l'abbiamo acchiappato al volo.
Sarà qualcosa nell'acqua di E. a rasserenare gli animi dei suoi abitanti? O può darsi che, in un luogo dove il disagio sociale non c'è, o è nascosto benissimo sotto al tappeto, non sono i piccoli inconvenienti che ti rovinano una giornata? Ai posteri l'ardua sentenza. Per quanto mi riguarda, una tale cortesia di lunedì mattina mi urta i nervi.