"Hello everyone. Scrivo per informarvi che è fuggita una cavia dal laboratorio. Non so come sia potuto succedere, era tutto chiuso, ieri sera era lì e stamattina la gabbietta è vuota. Se qualcuno dovesse trovarla in giro per favore me lo faccia sapere. Grazie e buona giornata".Capita, quando lavori in un'università dove si fa ricerca, di ricevere mail esilaranti come questa di prima mattina (non capita a me, che al massimo i comunicati stampa o le notifiche di Twitter, ma a Lui, che è qui per qualche mese a lavorare in un laboratorio internazionale). Che poi, esilarante per me, che immagino tutti i colleghi a saltare in piedi sulla sedia e a mettere in salvo la schiscetta, ma non per quel tizio che ha mandato la mail, immagino, tanto meno per la cavia.
E niente, me lo vedo, il topolino, forzare la porta della gabbia che qualcuno ha dimenticato socchiusa nella fretta di andare a casa. Percorrere i corridoi vuoti e bui dell'università, girandosi ogni tanto per guardarsi le spalle. Scivolare all'esterno da una finestra lasciata aperta, cadere in giardino, e assaporare la brezza della sera sul pelo. Mi piace immaginarlo attraversare la strada, senza finire sotto un'auto (gli svizzeri si fermano SEMPRE, per far passare i pedoni, e ti sorridono pure, senza sgasare per ripartire), arrivare sul lungo lago, trovare un bidone rifiuti, condividere con altri topi la sua brutta avventura. Potrebbe essere la trama di un nuovo film d'animazione della Pixar.
Qualche giorno dopo, un'amica venuta a trovarci mi manda un sms: "Sono passata accanto al laboratorio. Credo di aver visto la cavia, quella fuggita. Ho tirato dritto, acqua in bocca". Ecco, o è quella cavia, sotto mentite spoglie. Oppure qui è pieno di ratti che neanche la Martesana.
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