domenica 3 giugno 2012

Arcipelago

"Certo, poi segui il sentiero, svolti a destra e arrivi al mare". Mare?? Sì, nel suo inglese di cortesia, per noi che il francese lo mastichiamo poco, la padrona di casa autoctona ha detto sea. Per un attimo, complice il pensiero che quest'anno, le spiagge di borotalco e l'acqua verde - sì, verde: non è colpa mia se l'ultimo mare vissuto è stato quello delle Andamane - saranno solo un miraggio, per un attimo le credo. Ma dura solo l'istante necessario a ricordare la collocazione della Svizzera sulla mia mappa mentale. No, qui il mare non c'è, mi dicono. Pochi giorni dopo sfoglio un catalogo fatto arrivare sulla mia scrivania, a mo' di incoraggiamento, da mia madre. "Svizzera, il paese dell'acqua", si intitola. E tra le pagine cascate, bambini in costume da bagno, battelli, laghetti dall'acqua ghiacciata anche solo in foto. In fondo il riferimento a un'app per misurare la temperatura di qualunque corso d'acqua, piscina, pozzanghera ci si trovi di fronte. Allora è vero, sono convinti di essere un arcipelago! Storco il naso e infilo un costume in valigia, senza crederci particolarmente. Fino a quando, un sabato di giugno, col sole all'incoccio e niente da fare, dopo un'ora di strada approdiamo su un prato. Nell'aria l'odore di carne grigliata. L'erba poco a poco cede il passo alla sabbia, la sabbia alle onde, meno impetuose e meno salate, del lago. Ragazzi in costume, la scia profumata di crema solare, che fa già estate da sola. Tutto porterebbe a confondersi, se non fosse per una famiglia di papere che naviga vicino a riva, e le montagne sullo sfondo. Dell'aria malinconica di alcuni nostri laghi - almeno, quella che percepisco io: non me ne voglia chi il lago lo ama - nessuna traccia: mi stendo sull'asciugamano e mi scotto, come da manuale, al primo Sole della stagione.

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